Vita di un’insegnante di sostegno: dal cyberbullismo a una lezione di gentilezza

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    Giuseppe Pecoraro

    Caro Diario,

    che mondo. “Tutti i genitori penseranno che sono una bulla maleducata e i professori mi prenderanno di mira. Io ho commesso un errore, ma non sono così”

    Isabella ha i capelli lunghi neri e gli occhi scuri pieni di lacrime. Ha 11 anni ed è già bella come il sole o come la luna, fai tu. È bella perché è vera, umana. La verità me l’ha spiattellata in faccia senza girarci troppo intorno. “Io mi sento tradita. Dopo aver messo il video in cui prendevamo in giro Ornella, io le ho chiesto scusa. Ci eravamo chiarite. Eravamo di nuovo amiche e io ho fatto di tutto per spiegarle che ero stata una cretina. Oggi, a distanza di mesi sono stata chiamata dal Preside e i professori mi hanno puntato il dito addosso”.

    Ha 11 anni e gli occhi pieni di lacrime. Gli altri la guardano e alcuni di loro la snobbano, tronfi di non essere nei suoi panni. Giorgia, seduta all’ultimo banco, rivolgendosi alla compagna di banco, sussurra, convinta di non essere vista: “L’hai vista che faccia?”. È una frazione di secondo: “Giorgia puoi condividere con la classe quanto hai appena detto?”, arrossisce e rimane zitta. Rimarco affinché possa comprendere meglio. “Giorgia, ripeti quanto hai detto”. Paonazza in viso sta per scoppiare in un pianto isterico. “Li senti gli occhi puntati addosso dei compagni?” le dico, lei a testa bassa accenna un “sì”.

    “Bene, ricorda questa sensazione. Fissala bene, perché è la stessa sensazione che sta provando la tua compagna. Identica. Siate gentili ragazzi, siate gentili, sempre.”

    La piccola sprovveduta cyberbulla, che già definirla così mi fa rabbrividire, continua a piangere senza sosta. “Prof, io voglio andare a casa, io non voglio essere giudicata. Io non sono così. Così come mi vedono. Ho sbagliato. Ornella lo sa”.

    Il mio viso assume un’espressione ridicola. “Se mi facessi un selfie con questa faccia e poi lo postassi su qualche social cosa accadrebbe?”. Il coro è quasi immediato: “Che la prenderebbero per matta!” – “Molto bene, molto molto bene. Quindi se il mondo vedesse quel selfie mi giudicherebbe ridicola, giusto?” – “Sì Prof” – “Ciò vorrebbe dire che lo sono realmente?”.

    Stanno zitti, non capiscono.

    “Quel che cerco di spiegarvi è che tramite i social un attimo diventa assoluto, immortale. La vostra compagna ha fatto un video che ora circola su WhatsApp. Tutti coloro che lo guardano la reputano come lei appare in quei 30 secondi. Siate gentili con tutti, ma siate anche consapevoli. Con la tecnologia non si scherza”.

    “Prof?” – spiega Ornella, alzando la mano – “Isabella è stata una cretina, ma io le voglio bene. Lo so che non è così”.

    http://www.tuttoscuola.com

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