Scuola. Cyberbullismo, 326 denunce nel 2018 alla Polizia Postale

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    Giuseppe Pecoraro

    Nel 2018 sono state presentate alla Polizia postale e delle comunicazioni 326 denunce per reati di cyberbullismo. Quasi una al giorno. Denunce per insulti, minacce, prepotenze, diffusione di foto private in rete. Decine anche i minori denunciati all’Autorità giudiziaria per aver commesso reati attraverso l’uso di smartphone e cellulari. Quello che sembra spesso agli adulti solo un fatto di antipatie tra adolescenti, assume sempre più i connotati di un fenomeno emergenziale di grande rilevanza sociale. Tutto questo è ‘La violenza in un click’, il volume presentato a Roma presso il polo anticrimine Tuscolano della Polizia di Stato alla presenza del capo della Polizia, il prefetto Franco Gabrielli, e dei curatori del volume, il prefetto Roberto Sgalla, direttore centrale per le Specialita’ della Polizia di Stato, e Annamaria Giannini del dipartimento di Psicologia della Sapienza. A spiegare gli obiettivi del libro e’ stato il prefetto Roberto Sgalla: “Definire linee guida per insegnanti e genitori, attivarli su questi rischi e definire strategie di intervento. Un catalogo di buone prassi validato anche dal Comitato scientifico della Polizia di Stato”.

    La professoressa Anna Maria Giannini del dipartimento di psicologia dell’Università Sapienza ha rimarcato che la gravità del problema sta nel fatto che spesso questo venga sottovalutato dalle vittime, da chi commette cyberbullismo ma anche dalle famiglie: “I ragazzi non si rendono conto delle conseguenze del loro operato e le vittime non si rendono conto della necessità di sviluppare sistemi di protezione. Arrivare prima significa arrivare ad evitare tanta sofferenza che spesso sfocia in casi di suicidio come ci racconta la cronaca. La violenza psicologica non è da meno rispetto a quella fisica”, ha sottolineato. “Questa è una giornata dei contrasti, ha detto il capo della Polizia, Franco Gabrielli – innanzitutto perché questi sono temi che colpiscono alla bocca dello stomaco e parlarne a ridosso delle feste natalizie non è che un bene. Un’altra contraddizione sta nella velocità dei nostri tempi che si contrappone a un approccio non veloce a questo tema, che è quello culturale. L’aspetto repressivo- ha spiegato- ci deve essere, come nella medicina esiste la medicina d’urgenza o la chirurgia. Ma tutti sappiamo che la vera medicina è quella preventiva, quella che si basa sui sani stili di vita. E anche questi temi riguardano l’aspetto culturale. Due comportamenti ritengo fondamentali: farsi carico dei problemi e fare rete per conoscere, studiare i problemi. La complessità impone approcci integrati e partecipati. Chi pensa che ai nostri tempi tutto può essere risolto con la forza non ha capito nulla”, ha concluso.

    Fonte: http://www.ilmetropolitano.it

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