Reati su Internet, qual è il tribunale territoriale competente? Risponde l’avvocato

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    Cetty Mannino
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    Reati su Internet, facciamo chiarezza. Nel web così come nella realtà, infatti, ci sono regole ben precise da osservare. La prima in particolare è quella di rispettare la persona che abbiamo di fronte, anche se virtualmente. Succede però che, specie su Internet, questa regola viene violata e allora bisogna intervenire giuridicamente. Uno dei “cyber reati” maggiormente denunciati, è quello della diffamazione. Ma nel caso del web, qual è il tribunale penale territoriale di competenza? Il tribunale della città da dove l’offesa è partita oppure quello dov’è arrivata? In pratica quello del cyber bullo o quello della cyber vittima?

    A rispondere è l’avvocato Dario Coglitore, di Palermo, che spiega: “Qualora si intenda perseguire penalmente simili condotte, riconducibili ai reati di diffamazione ex art. 595 del Codice Penale,  occorre in primo luogo individuare il tribunale penale competente per territorio.  Ebbene, partendo dal presupposto che sussista nel caso di specie la giurisdizione italiana, la regola generale di riferimento è certamente quella del locus commisi delicti (luogo del commesso reato). In sostanza, ai sensi degli artt. 8 e 9 c.p.p., competente a conoscere del reato sarebbe il giudice del luogo dove l’illecito si è consumato o, se la competenza non può essere così determinata, dell’ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell’azione o dell’omissione; diversamente, deve guardarsi al domicilio o alla residenza dell’imputato. Tuttavia, considerata la peculiarità delle condotte illecite poste in essere dal cyberbullo, il quale agisce avvalendosi della connessione ad Internet, l’applicazione dei richiamati criteri si rivela assai problematica. Ed infatti occorre chiedersi se sia necessario guardare al luogo in cui sono stati commessi i fatti di cyberbullismo o al luogo da cui sono stati immessi, e messi a disposizione in Rete, i dati offensivi oppure al luogo in cui si sono determinati gli effetti della condotta criminosa e, quindi, la lesione dei beni della vittima. Riprendendo il formante giurisprudenziale in tema di diffamazione telematica, caso certamente applicabile al fenomeno del cyberbullismo,  in assenza di una specifica normativa sul punto, i giudici individuano il momento consumativo all’atto della effettiva conoscenza altrui del materiale diffamatorio. E’ rispetto a tale momento, quindi, che deve valutarsi la competenza territoriale”.

    A far chiarezza in materia di reati e di diffamazione a mezzo web, ad ogni modo, c’è una sentenza del 2011 della Corte Penale di Cassazione (n.16307) che cerca di porre fine agli “squilibri” giuridici tra reale e virtuale.

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