I genitori dei cyberbulli risarciscono la vittima. Lo stabilisce il Tribunale

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    Giuseppe Pecoraro

    Il Tribunale di Sulmona ha accolto la richiesta di risarcimento danni avanzata una coppia di coniugi, in proprio e nella loro qualità di genitori di una ragazza minore di anni 18, in conseguenza agli illeciti, riconducibili ad episodi di cyberbullismo, commessi ai danni della figlia ad opera di suoi coetanei. In particolare, il giudice abruzzese ha sancito la responsabilità per “culpa in educando” ex art. 2048 c.c. dei genitori degli autori dei fatti illeciti, questi ultimi ritenuti colpevoli di avere offerto e ceduto ad altri minori, senza alcuna autorizzazione, materiale pedopornografico (una fotografia della vittima senza indumenti) mediante l’utilizzo del proprio telefono cellulare, e di avere pubblicato il suddetto materiale all’interno di un falso profilo Facebook. Tali condotte, lesive di interessi attinenti la sfera della persona, costituzionalmente rilevanti e protetti dall’art. 2 della Costituzione, quali il diritto alla riservatezza, alla reputazione, all’onore, all’immagine, comportano l’obbligo per i genitori dei cyberbulli (sul presupposto del loro mancato assolvimento dei propri obblighi educativi e di controllo sui figli) di risarcire i danni non patrimoniali conseguiti dalla vittima e dai suoi familiari.

    Il fatto

    Nel mese di gennaio 2013 un gruppo di minorenni creava un falso profilo sul social network “Facebook” e vi pubblicava sopra, senza autorizzazione, una fotografia senza veli di una loro coetanea, che la stessa si era fatta scattare da una amica. Nello specifico, la suddetta foto era stata realizzata nell’estate del 2012 dietro richiesta e su insistenze di un altro ragazzo, che aveva invitato la minore a consegnargli una sua immagine nella quale essa non indossasse biancheria intima, previa espressa rassicurazione che nessun altro, tranne lui, ne avrebbe mai preso visione. La giovane inviava in effetti la foto all’amico, il quale però, non mantenendo la promessa fatta, cedeva la suddetta immagine, mediante l’utilizzo del proprio telefono cellulare, ad un altro minore, il quale la trasmetteva ad altri con analoghe modalità, dando vita ad una vera e propria catena, finchè, durante le festività natalizie, la fotografia veniva inserita in un falso profilo Facebook (pubblico e liberamente consultabile anche da terzi estranei) creato appositamente da un gruppo di coetanei. La sorella della vittima, venuta a conoscenza dell’immagine postata sul suddetto social network, avvisava prontamente i genitori, i quali sporgevano denuncia contro ignoti.

    La decisione

    Il Tribunale di Sulmona ha accolto la domanda avanzata dagli attori, e, per l’effetto, ha condannato i genitori dei cyberbulli e gli altri convenuti maggiorenni, al pagamento, in favore della vittima e dei suoi genitori: a) della somma complessiva, calcolata in via equitativa, di 84.000,00 Euro a titolo di risarcimento dei danni non patrimoniali; b) della somma di 605,43 Euro a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali (le spese vive sostenute); c) della somma di Euro 12.000,00 per le spese di lite, oltre ad interessi legali e rivalutazione come per legge.

    In sostanza, si legge in sentenza, gli attori hanno espressamente voluto chiamare in causa i genitori degli autori degli illeciti, allo scopo di vederli rispondere civilmente dei danni cagionati dai loro stessi figli, e ciò in ragione dell’esercizio della loro potestà genitoriale su di essi.

    Logica, in tal senso, la domanda attrice volta a richiedere che i minori venissero espressamente dichiarati responsabili materiali dei fatti sopra descritti: secondo il giudice di merito, infatti, la commissione dell’illecito da parte del minore “costituisce passaggio imprescindibile per condannare ex art. 2048 c.c. i genitori, convenuti in giudizio e uniche parti dello stesso”.

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