Cyberbullismo, Fondazione Carolina: “non è più possibile banalizzare l’odio nel web”

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    Cetty Mannino
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    Un impegno, una missione ma anche una battaglia, quella che il papà di Carolina Picchio conduce ogni giorno. Il suo compito adesso è quello di sensibilizzare i ragazzi e le ragazze all’utilizzo corretto dei social e dei dispositivi. Lo deve a Carolina, diventata il simbolo della lotta al cyberbullismo.

    “RAGAZZI SIETE PREZIOSI, RICORDATELO SEMPRE!”. Queste le parole con cui Paolo Picchio, papà di Carolina, chiude ogni suo incontro con i ragazzi nelle scuole. L’episodio che colpì sua figlia, si legge sul sito, fu un fatto tragico che scosse tutta l’opinione pubblica. Paolo Picchio da quel giorno ha scelto di impegnarsi per raccogliere il messaggio lanciato dalla figlia nella sua lettera d’addio: “Le parole fanno più male delle botte. Ciò che è accaduto a me non deve più succedere a nessuno”.

    E proprio a Carolina è dedicata la prima legge in Europa contro il cyberbullismo. Grazie a Carolina non è più possibile banalizzare l’odio nel web come semplici ragazzate: lo ha stabilito il primo processo in Italia su cyberbullismo.

    Il messaggio infatti che la ragazza ha lasciato prima della decisione che gli è costata la vita ha permesso al Tribunale dei Minorenni di Torino di celebrare il primo processo sul cyberbullismo in Italia, con condanne esemplari: le condotte, anche “virtuali”, che hanno portato Carolina a togliersi la vita, non possono essere derubricate a semplici “ragazzate”. “Il bullismo… tutto qui? Siete così insensibili“, scrive ‘Caro’…

    E a cinque anni dal tragico gesto dell’adolescente nasce la Fondazione che porta il suo nome. La Fondazione Carolina raccoglie dunque la sfida di Paolo Picchio, il papà di “Caro”, per aiutare i ragazzi che, sempre più in tenera età, si fanno del male tra loro usando la rete in maniera distorta e inconsapevole.

    Per maggiori informazioni consulta il sito http://www.fondazionecarolina.org

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